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Quadro Storico 3

 

I sentieri per raggiungere i villaggi montani correvano lungo i torrenti ed il Cornappo era attraversabile nei pressi di Nimis solo con strutture di legno assai precarie. Ancora nel 1606, il nobile Girolamo Frangipane parla di "strada tanto fatico- sa, sassosa et periculosa che senza evidente periculo per la vita non si può andare a cavallo: ma a tocchi montavo giù e facevo menar a mano il cavallo, et una volta con tutto che io facessi menar a mano, già 20 anni, sono capuzio et il cavallo andò giù in precipizio nella Torre et si ammazzò; il simile in questa strada è successo a molti altri, così nelle persone come negli animali..." . Si tratta della strada che da Tarcento porta a Crosis, al cui toponimo Olinto Marinelli 3 attribuisce un significato negativo, derivato dagli infortuni mortali accaduti nel per- correrla. Un avvenimento importante per le Ville dell'Alta VaI Torre è l'arrivo agli inizi del Seicento dei "perticatori" veneti che catasticarono il territorio fin alle sorgenti del Torre, dato che la Serenissima non rinunciò ad una ricognizione capillare dei suoi possedimenti. Da tale misurazione risulta che le sette Ville slave avevano, almeno sui regi- stri fondiari, le loro "comugne", ossia dei beni comunali da godere collettivamente, che vennero registrati per la prima volta dopo un silenzio plurisecolare. I "pubblici perticatori", con l'intervento giurato del Degano e di alcuni uomini del paese, identificavano i beni comunali, ne descrivevano i confini secondo i quattro punti cardinali e ne valutavano la superficie in campi trevigiani (5.200 mq), dopodiché veniva rilasciato il "Privilegio", da conservare in Chiesa e da far revisionare ogni dieci anni, per verificare che non vi fossero state usurpazioni da parte dei privati. Così nel 1613 comparirono i primi veri documenti che oggi ci danno un quadro particolareggiato sulla situazione della valle. Per la popolazione della VaI Cornappo, le terre comuni, dette "comugne" sono state sempre al centro della storia scritta, in quanto oggetto di liti e dispute tra gli abitanti dei comuni viciniori come Nimis e Lusevera.

 

 

 

 

 

 Nel territorio di Taipana si ricordano gli ambiti di pascolo promiscuo fra le ville di Monteaperta, Cornappo e Debellis, che godevano in comune tutta la testata della Vai Cornappo, comprese le pendici meridionali del Gran Monte, un territorio ampio circa 2000 campi, con più di 1000 ettari di terreno a disposizione. Nella conca di Taipana, il paese aveva 900 campi di sua competenza e 500 campi in località Campo di Bonis, di terreno adibito a pascolo e a bosco di faggio, per un totale di circa 700 ettari. Montemaggiore aveva la sua comugna di 480 campi sulla testata occidentale della VaI Natisone, con circa 250 ettari di bosco e prato. Platischis e Prossenicco partecipavano, invece, ad una grossa comunità di pascolo estesa fino al crinale orientale delle Zufine, per raggiungere la testata della VaI Grivò e della VaI Malina. Questa comugna comprendeva circa 6900 campi destinati all'alpeggio del bestiame e al taglio del legname. Nel 1807 si formò anche il nuovo catasto, fondato su un rilevamento topo- grafico geometrico e particellare, basato sulla distinzione dei tipi di coltura e dei possessori.

Fu adottata come misura la pertica censuaria di 1000 mq. Per la prima volta abbiamo a disposizione delle vere mappe, in scala 1:2000, con le particelle numerate. Tutti i beni comunali nel frattempo si andavano drasticamente riducendo e praticamente tutte le aree appetibili, sia per l'ubicazione che per la qualità del terreno, furono privatizzate; si mantennero all'uso promiscuo soltanto i pascoli più remoti e i boschi meno accessibili: con ciò si dava un taglio netto a tutta la rete di diritti, di consuetudini e di privilegi che avevano caratterizzato la vita rurale fino ad allora. A Taipana si assegnarono i beni comunali con contratti di enfiteusi, con effet- to immediato sull'economia e specialmente sul sistema di allevamento. La divi- sione del territorio in piccolissime parcelle indusse la popolazione ad un abbandono immediato della pastorizia, con il passaggio all'allevamento dei bovini. In seguito la zootecnia crollò e per l'assenza di radicali riforme socio - eco- nomiche l'unica soluzione per questa valle fu l'emigrazione. Le direttrici migra- i torie erano quelle dell'Austria - Ungheria, della Croazia, della Germania, della I Francia e della Grecia e non mancarono ondate di migrazione transoceanica.

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