Certamente all'epoca vi erano contatti tra le popolazioni dell'Alto Torre,
Cornappo e dell'Alto Natisone con quelle del Medio Isonzo.
Questo legame è documentato da una rete di percorsi che si estendevano Bergogna
a Montemaggiore, a Monteaperta e infine a Lusevera e all'Alto Torre con diramazioni
per Taipana, Prossenicco, Subit, Porzus e Canebola. Nella seconda metà del
Quattrocento tale collegamento si renderà manifesto con la vivace attività degli
architetti costruttori di chiese della scuola di Skofja Loka,
che lasceranno la loro impronta in tutte le Prealpi Orientali e nella Valle del
Comappo sopra Monteaperta, nella chiesa della S.S. Trinità (o Sveta Trojica)
risalente al XV secolo.
Così questo territorio che, visto dalla pianura friulana, appariva chiuso e
privo di rapporti con il fondovalle, in realtà manteneva fitti legami con il
terri- torio montano retrostante.
Di fatto per molti secoli furono scarsi i contatti delle popolazioni slave della
nostra montagna con la gente della pianura: una secolare solitudine ed un isola
mento imposti dall'assetto geografico del territorio, che hanno purtroppo causa
to anche un totale disinteresse, da parte della storiografia ufficiale, nel
riferirci notizie e fatti su questa valle.
Il territorio di Taipana viene menzionato per la prima volta nel 1170 in un
documento nel quale sono elencati alcuni possedimenti riferiti a diversi
castelli e ville, tra queste Prossenicco, che Voldarico ex marchese di Toscana,
fa alla Chiesa di Aquileia.
In questo periodo vanno pure sorgendo, a cura di nobili tedeschi, i castelli di
cui ancora oggi restano gli imponenti resti che si scorgono lungo le pendici o
sulle sommità delle colline nel versante sud del territorio di Taipana.
Tra i castelli citati nel documento di Voldarico figura pure quello di Attimis
di cui si fa già menzione nel 1006, attraverso una donazione che il vescovo di
Salisburgo fa ad alcuni parenti.
Anche questi castelli erano sorti con la finalità di sorvegliare e proteggere la
strada che da Cividale portava a Gemona e che all'altezza di Nimis si diramava
per Tricesimo.
Dal 1177 il territorio di Taipana assieme a quello di Nimis e Attimis, passò
sotto la giurisdizione della gastaldia patriarcale di Tricesimo.
Ma durante il secolo XIII, il territorio di Taipana si trovò sotto ben tre
giurisdizioni diverse, ossia: Taipana e Prossenicco sotto la gastaldia (in
seguito capi- tanato) patriarcale di Tricesimo; Monteaperta, Comappo e
Montemaggiore sotto i conti Savorgnan di Osoppo; Platischis sotto i conti
d'Attems e poi dal 1322, sotto i Cuccagna.
Nel 1655, la Repubblica Veneta vendette la giurisdizione di Taipana e
Prossenicco ai conti Antonini di Udine i quali, nel 1720, costruirono un
castello sul monte Zuffine.
Gli Antonini a loro volta nel 1750, cedettero la suddetta giurisdizione ai conti
Zanetti - Locatelli di Bergamo i quali la tennero fino alla venuta di Napoleone
(1797).
A capo degli insediamenti maggiori, detti anche ville, c'era una persona auto-
revole del luogo chiamata "degano" che operava già forse dal secolo XIV (da
quando erano stati proclamati gli statuti di Nimis, Attimis e Faedis) su delega
del giurisdicente, nell'amministrare la giustizia (le leggi che regolavano la
vita della villa) e nel presiedere le assemblee, dette anche vicinie, formate
dai capifami- glia.
Alla figura del "degano" si ispirò, lo scrittore romantico Ippolito Nievo nel
romanzo il "Conte Pecoraio':, del 1856, ambientato lungo la VaI Cornappo tra
Torlano (di cui si conserva ancora il borgo descritto dal Nievo) e l'abitato di
Monteaperta.
|